"Lei sta all’orizzonte: mi avvicino due passi, lei si allontana due passi. Cammino dieci passi, e l’orizzonte si allontana dieci passi più in là. Per molto che io cammini, mai la raggiungerò. A che serve l’Utopia? A questo serve: a camminare!" (Eduardo Galeano)

mercoledì 13 ottobre 2010

FERMIAMO L'ACCORDO DI PROGRAMMA!

Stasera noi consiglieri siamo chiamati a fare una scelta importante, da cui dipende il volto e il futuro della nostra città. Questa discussione avviene dopo un lungo dibattito, che ha visto anche questo consiglio comunale esprimersi negativamente su questo accordo di programma. Durante la discussione, questa sera abbiamo puntato gli occhi soprattutto sul nuovo centro commerciale, su cui i miei colleghi hanno già ben esposto le perplessità. Credo non occorra dire nulla di più, se non sottolineare come lo stesso rapporto d’impatto preveda che negli esercizi di vicinato – concentrati per la quasi totalità a Rho – si perdano 528 posti di lavoro e si abbia una perdita annua di fatturato pari a 66,761 milioni di euro. Inutile dire che, di fronte a queste cifre, i 4,5 milioni di euro previsti come compensazione siano letteralmente una presa in giro per i commercianti e anche per i cittadini che vedrebbero peggiorare la qualità del servizio commerciale presente in Rho.

Ma vorrei focalizzare la mia attenzione su un altro aspetto, e cioè la quota di residenziale prevista in questo accordo. Se ne parla poco, ma questa è la seconda parte di accordo che potrebbe davvero vedere la luce e non rimanere solo sulla carta. Difficile stimare quanti abitanti avrà questo nuovo quartiere che nascerà dal nulla, certo è che siamo nell’ordine delle migliaia di persone. Un quartiere situato in mezzo a 4 città in una terra di nessuno e senza la minima previsione di servizi pubblici, come scuole e via dicendo. E poi mi sorge subito una domanda? Come si chiameranno questi cittadini? Saranno rhodensi, aresini, garbagnatesi o lainatesi? E che scopo ha costruire una nuova città dal nulla?

Il senso abbiamo capito tutti che non c’è, non esiste. Come non ha un senso questo accordo di programma che non contiene nessun progetto per la nostra città. Parliamo di un’area inserita in un territorio strategico, a pochi km da Milano sulla direttrice per Malpensa, dal sito di Expo 2015, che può essere collegata velocemente con il sistema autostradale e a pochi minuti dalla fermata di Rho-Fiera che consente di collegarsi al sistema ferroviario dell’Alta Velocità. E’ un’area insomma che possiede tutti gli elementi su cui poter progettre qualcosa di importante e di strategico per il futuro del nostro territorio. E noi cosa pensiamo? A un centro commerciale, a una nuova cittadina e a un po’ di industriale senza anima che rimarrà nello stato di degrado in cui si trova oggi. Nulla di strategico per il nostro territorio che porti nuova ricchezza e nuove opportunità, anzi se l’accordo dovesse passare avremo solo cose negative. Stasera dai banchi della maggioranza ho sentito parlare di male minore. Allora concordiamo tutti che è un male questo accordo di programma. Esiste però un minor male del male minore: la bocciatura di questo accordo. Credo che la nostra città e i rhodensi meritino molto di più.

domenica 10 ottobre 2010

CONSIGLIO COMUNALE DEL 12/10/2010

Approda martedì 12 alle ore 21 il tanto discusso Accordo di Programma sull'area ex-Alfa Romeo di Arese. Si riuniranno in contemporanea i tre consigli comunali di Rho, Lainate e Arese per ratificare l'accordo sottoscritto dai sindaci un mese fa. L'accordo di programma è molto discusso e non si prevede una liscia e lineare approvazione da parte del consiglio comunale che più volte e da più parti ha espresso un parere non favorevole all'attuale accordo. Le obiezioni sono molteplici: dalla costruzione di un mega centro commerciale che porterebbe alla desertificazione del nostro centro storico, alla costruzione di residenze in un'area dove mancano tutti i servizi pubblici, all'assenza di un progetto di reindustrializzazione in grado di creare nuove opportunità e risollevare i destini di quell'area. Conosceremo solo martedì il destino di quell'area. Clicca qui per leggere l'ordine del giorno.

venerdì 17 settembre 2010

NON SIAMO NEL MEDIOEVO

Assessore Giovanatti non siamo nel Medioevo.
Nel 2010 è possibile organizzare un servizio di trasporto.
Gli alunni costretti ad andare a piedi mentre l’Assessore prende atto della vicenda.
Nel frattempo ad anno scolastico iniziato non è stato ancora approvato per il terzo anno consecutivo il Piano per il Diritto allo Studio

Sembra di essere nel Medioevo. Nel 2010 il comune non riesce a organizzare un servizio di trasporto per gli alunni, vittime del disagio. L’assessore Giovanatti infatti assiste inerme di fronte al disagio che subiranno gli studenti della scuola media Manzoni per recarsi a Mazzo finita la mattina di studio nel plesso di via Pomè. La scuola ha fatto il possibile per garantire il servizio del tempo prolungato ai propri studenti, mentre l’assessore sta alla finestra e guarda ciò che succede. Il comune potrebbe benissimo organizzare un servizio pullman che accompagni gli alunni nella sede di Mazzo, in modo che il trasferimento avvenga senza ritardi e in totale sicurezza. Inoltre si tratta di soli due giorni alla settimana con un costo che il comune potrebbe finanziare senza problemi, magari con anche un piccolo contributo dei genitori. Invito l’assessore a occuparsi seriamente del problema e, al posto di prendere atto, spero inizi a prendere qualche iniziativa. Nel frattempo aspettiamo il Piano per il Diritto allo Studio che come consuetudine dell’assessore Giovanatti non è ancora arrivato in Consiglio Comunale, sebbene l’anno scolastico sia già iniziato. Spero l’assessore porti al più presto il Piano in Consiglio per la sua approvazione.

mercoledì 15 settembre 2010

INTERVENTO CONSIGLIO COMUNALE SULLA MAFIA

Il rischio più grande è che in questo stato di quiete la mafia acquisti spazi,
si allarghi e accresca la propria influenza e il proprio potere
Il silenzio è il miglior amico della mafia, combattiamolo.

Sono contento che questa sera ci troviamo in questa aula consiliare a discutere e parlare di mafia e criminalità organizzata. Come i più recenti fatti di questi mesi hanno dimostrato, il nostro territorio e il nostro comune non sono immuni da questo fenomeno tanto pericoloso, quanto troppo spesso silenzioso. Ed è proprio il silenzio il miglior amico della mafia. Ormai da anni la mafia si sta spostando al Nord e, a differenza di qualche anno fa, oggi sposta al nord non solo i capitali che ha procurato illegalmente in altri parti di Italia, ma anche i centri nevralgici e il cervello delle sue organizzazioni. Dobbiamo quindi alzare la guardia.

Vorrei partire da quello che riporta la Relazione della Direzione Investigativa Antimafia – distretto di Milano dell’anno 2009. Così si legge: “La zona ricompresa tra le Province di Varese, Milano e Novara mostra le nuove frontiere della ‘ndrangheta in Lombardia. Qui, diverse decine di associati, attraverso estorsioni, usura, riciclaggio, omicidi e ferimenti, detenzione illecita e porto di armi, stupefacenti, rapine sono riusciti ad ottenere il controllo completo del territorio dell’area geografica, imponendo regole imprescindibili e conferendo agli associati la facoltà di mutuo soccorso dirette ad assicurare, con qualunque mezzo, il sostentamento dei sodali anche in caso di detenzione. Il tutto per conservare la gestione monopolistica non solo delle attività criminose, ma anche di interi settori produttivi della zona, commissionando a tale scopo reati contro la persona di estrema gravità e realizzati con modalità esecutive spettacolari, anche nei confronti di appartenenti alla stessa organizzazione. Inducendo così le persone offese dalle loro attività criminali a non denunziare gli eventi alle autorità e a non collaborare con le forze dell'ordine adeguandosi alla condizione di assoggettamento imposta.”

Appare quindi evidente come il pericolo maggiore denunciato dalle Forze dell’Ordine sia il silenzio e l’apparente sicurezza di chi crede che la mafia non riguardi noi e non riguardi il nostro territorio. Invece la mafia c’è, i mafiosi ci sono e riguardano noi e il nostro territorio. Il rischio più grande è che in questo stato di quiete la mafia acquisti spazi, si allarghi e accresca la propria influenza e il proprio potere. Di fronte a questi fatti occorre quindi una forte presa di coscienza del problema e serve fare tutto ciò che è nelle nostre possibilità per portare il tema all’attenzione dell’opinione pubblica. Guardo quindi con molto interesse e attenzione il punto 1 e il punto 3 su cui impegniamo il Sindaco e la Giunta: realizzare corsi e dibattiti nelle scuole per discutere dei rischi connessi alla mafia e promuovere la formazione di amministratori e dipendenti comunali diretta ai controlli in materia di appalti. Queste sono due cose concrete che sono molto importanti: investire sull’oggi per tenere sotto controllo le infiltrazioni mafiose e investire sul domani per diffondere una cultura di legalità.

Vorrei inoltre porre l’attenzione sull’Expo 2015. Dove ci sono grossi appalti, spesso c’è anche la mafia. La stessa relazione della Direzione Antimafia mette già in allarme sui rischi connessi a tutte le grandi opere che saranno realizzate in funzione dell’Expo e della cui realizzazione saremo interessati anche noi. Non sarà l’Expo che porterà nuove organizzazioni mafiose nel nostro territorio perché è ormai appurato che ci sono già, ma potrebbe essere questa l’occasione per le organizzazioni già esistenti di estendere il loro potere. Vigiliamo quindi con grande attenzione.

Termino questo mio intervento ricordando una persona che ha combattuto la mafia pagando con la propria vita il perseguimento dei propri ideali. Una persona che sentiva forte il senso dello Stato e che ha messo in gioco la propria persona e famiglia, con le proprie professionalità e competenze, per combattere la criminalità organizzata: mi riferisco all’Avvocato Giorgio Ambrosoli. Lui, che ha combattuto una mafia un po’ diversa, non quella dei covi segreti e delle stragi, ma quella dei signori in giacca e cravatta, è un esempio civile a cui fare riferimento. Sì, perché la mafia non è solo quella del pizzo o delle stragi atroci che fanno rumore, come quella dell’uccisione del sindaco Vassallo (mafia questa che un altro servitore dello Stato come Paolo Borsellino combatté fino alla fine). Ma esiste una mafia che si annida nei salotti buoni, magari dell’imprenditoria e dell’alta finanza, come quella combattuta dall’avvocato Ambrosoli. Il fenomeno della mafia è multiforme e multicolore e va dai nascondigli segreti di cantine o taverne ai palazzi lussuosi di finanzieri e imprenditori. Mi colpiscono sempre le parole pronunciate da Giorgio Ambrosoli, il quale in una lettera alla moglie scrive: “È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l'incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un'occasione unica di far qualcosa per il Paese. A quarant'anni di colpo ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Qualunque cosa succeda, comunque tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto. Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il Paese, si chiami Italia o si chiami Europa”. Ecco l’esempio e l’insegnamento di chi ha combattuto con determinazione e passione la mafia pagando i propri ideali con la propria vita. In particolare, noi che siamo chiamati alla gestione della cosa pubblica e a perseguimento del bene comune dobbiamo tenere sempre a mente l'esempio di Ambrosoli per tenere sempre la barra dritta nella lotta contro la mafia.

lunedì 6 settembre 2010

MARCIAPIEDI DA TERZO MONDO IN VIA ITALIA

I marciapiedi di via Italia, nel tratto compreso tra via Meda e via Garibaldi, sono da terzo mondo. I Commercianti della via, i cittadini residenti e coloro che vi transitano a piedi denunciano da tempo questa situazione. Non mi sembra difficile rifare il manto di un marciapiede in condizioni scabrose. Spesso le persone sono costrette addirittura a scendere dal marciapiede per riuscire a camminare e più di una volta qualche persona è caduta. Spero che la giunta non impieghi tre anni per sistemare la questione, come è accaduto per via de Amicis, dove i soldi per il rifacimento sono stati stanziati nel 2007 e solo nel 2010 la giunta Zucchetti è riuscita a cantierare i lavori. Inoltre, quando è stata riasfaltata via Italia è scomparsa la pista ciclabile che da decenni era presente. Perché? Per quali motivi? Per questo si chiede il ripristino di quella pista ciclabile che è necessaria soprattutto per tutti quei pendolari che si recano in stazione dai quartieri San Paolo e Stellanda.